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La psicologia dello sport: settori di ricerca e applicazione (terza parte)

Pubblicato il 21 giugno 2010 in Medicina e psicologia dello sport | Articolo letto 214 volte. | Autore : Ferdinando Consorte*

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6. Attività motoria e salute

Attività motorie di intensità e durata sufficienti determinano effetti vantaggiosi sul piano fisico e mentale. Come risultato a lungo termine si ha il miglioramento delle funzionalità intellettive, innalzamento della fiducia, aumento della stabilità emozionale, mentre ansia, tensione e depressione diminuiscono. Se poi l’attività è svolta in un contesto gruppo si ottengono i benefici derivanti dalle relazioni interpersonali.

7. Altri ambiti

Ulteriori ambiti di ricerca ed applicazione della psicologia dello sport riguardano i processi di sviluppo psicologico e sociale, l’immagine di sé e l’autostima, le problematiche connesse al consumo di droghe e disordini alimentari, il recupero dagli infortuni, l’evoluzione del carattere e del senso morale, l’aggressività e la violenza negli atleti e negli spettatori, l’attività motoria e sportiva per portatori di handicap, la differenziazione sessuale e le distinzioni di ruolo nei due sessi, l’individuazione del talento, la conclusione della carriera (retirement), la psicopatologia, la metodologia della ricerca.

8. Neuroscienze applicate allo sport

La terza generazione dovrà proporre sempre più agli addetti ai lavori anche un modo diverso di fare psicologia dello sport e di essere psicologi dello sport. Una psicologia che, al pari della fisiologia di cui è parente stretta, possa dare risposte anche attraverso numeri e parametri di laboratorio: non perché il cervello debba essere considerato un muscolo ma, perché siano studiati sempre di più gli stretti legami biologici tra corpo e mente. E questo perché un campione è reazione muscolare e biomeccanica resa possibile e realizzata attraverso un delicato, fine e complesso processo di presa di informazioni, decodifica e programmazione, che trova nel cervello, nella sua biologia, nei suoi neurotrasmettitori e, infine, nei suoi programmi cognitivi, i presupposti organici, ma anche emozionali, culturali ed esperienziali del perché di quella e proprio di quella risposta. Per cui il futuro, che è già oggi, vedrà le neuroscienze applicate allo sport. Dopo 36 anni di storia della psicologia dello sport in Italia, di attività professionali, di ricerca e di applicazioni, potremmo forse affermare (in termini motivazionali): Siamo ancora agli inizi, la strada è lunga da percorrere, si tratta come sempre di cercare di favorire una forte crescita culturale delle parti in causa e lavorare per una più proficua conoscenza ed accettazione della figura professionale dello psicologo dello sport. Il terreno è sicuramente fertile, ma per ararlo ci vogliono tanta pazienza, umiltà e forza interiore. Come sempre.

*Ferdinando Consorte, psicologo dello sport F.I.G.C. Comitato Regionale Abruzzo

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