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L’atteggiamento psicologico del portiere in partita

Pubblicato il 11 luglio 2010 in Numero 1 | Articolo letto 267 volte. | Autore : Loris Marcello*

Si dice che un portiere deve essere “forte di testa”. E’ una sacrosanta verità.

Nessun giocatore in campo ha bisogno di una forza psicologica pari a quella del portiere, che sa di non poter sbagliare. Perché le occasioni che lo vedranno protagonista in partita potrebbero essere poche e magari cronologicamente distanti fra loro, facendogli rischiare di perdere la necessaria concentrazione. Perché dovrà avere un atteggiamento comunque positivo in caso di errore o di gol subito. Perché dovrà essere il sostegno fondamentale per tutta la squadra nei momenti di difficoltà della partita.

Per affrontare tutto ciò, il portiere necessita di nervi saldi. Per essere lucido e mantenere il giusto atteggiamento nelle diverse situazioni che si possono presentare in gara. Il numero 1 sa di correre il rischio di non potersi riscattare in caso di errore, in quanto estremo difensore e quindi spesso passivo di fronte alla possibilità di intervenire nuovamente.

In caso di errore un portiere psicologicamente dotato dovrà essere capace di ripartire con una sicurezza pari o superiore a quella che lo aveva portato in campo. Lasciar trasparire delusione esagerata e insicurezza conseguente all’errore creerebbe una situazione deleteria per il portiere stesso e per il suo ruolo di supporto alla squadra.

Come ci si prepara durante la settimana per arrivare emotivamente e psicologicamente pronti alla gara?

L’allenamento settimanale, in particolare nel settore giovanile, prevede il lavoro in comune con diversi altri portieri. In questo caso l’allenatore deve avere la capacità di tenere sempre in situazione attiva tutti i portieri, magari divisi in gruppi e impegnati in lavori diversi o da supporto al gruppo che lavora, tuttavia la possibilità di pause lunghe fra un esercizio e l’altro è piuttosto concreta.

Sta al portiere che vuole crescere e migliorare essere capace di restare concentrato in partita, impegnarsi ad essere elemento attivo dell’esercitazione e, comunque, a non rilasciare la tensione quando i ritmi dell’allenamento sono lenti per la presenza di molti portieri.

Quello descritto rappresenta il caso di una partita nella quale il portiere è impegnato raramente ed è appunto il caso in cui può dunque mostrarsi efficiente solo se nei momenti di gioco di possesso seguirà ogni dettaglio della gara, dai movimenti della difesa che deve guidare a quelli degli avversari sui quali deve anticipare le soluzioni per essere determinante.

Un portiere che vive bene la partita ha la capacità di farsi trovare pronto al primo intervento, che potrebbe essere lontano dall’inizio della gara in caso di predominio.

Per un portiere costantemente impegnato è più facile avere il giusto grado di concentrazione, che generalmente deriva proprio dalla frequenza continua dei suoi interventi.

Il portiere di una squadra che domina una partita troverà la giusta concentrazione guidando i movimenti dei difensori, spostandosi in area o anche fuori a copertura dello spazio, che in queste partite è decisivo.

Partire dalla giusta posizione e con la corretta profondità di campo è fondamentale in una gara dove si è poco impegnati da vicino, e un calo di concentrazione potrebbe non farci essere al posto giusto.

Il portiere deve essere cosciente che potrebbe intervenire anche solo una volta in partita, magari solo allo scadere; e solo se è riuscito ad avere la giusta attenzione per tutta la gara, ancorché mai impegnato, saprà rispondere con efficacia al pericolo.

Lavorare in settimana con il corretto atteggiamento psicologico, cercando di essere concentrati in tutte le fasi dell’allenamento, fa crescere questa capacità e permette di non avere gap di concentrazione in partita.

Per arrivare alla gara con la giusta carica emotiva non bisogna concentrarsi su di essa con troppo anticipo; si rischierebbe di raggiungere uno stato di ansia che risulterebbe dannoso.

Il portiere, nel corso del tempo e delle partite giocate amplia un database di situazioni che, ripassate mentalmente, lo portano ad essere pronto in ogni occasione. Proprio per questo i portieri tendono ad esprimersi al meglio in età più matura; poiché il loro bagaglio di informazioni e di situazioni vissute li porta, con la giusta concentrazione, ad essere pronti ad anticipare situazioni tipo che hanno già affrontato.

* Loris Marcello è preparatore dei portieri

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